Romangia

La Romangia è una zona geografica del Logudoro (nella lingua sarda vuol dire “luogo dorato” in quanto considerata la parte più fertile, ricca e vivace dal punto di vista storico – sociale della Sardegna) collocata tra Sassari e Castelsardo.
Si affaccia sul Golfo dell’Asinara, nel Nord-Ovest della Sardegna. E’ composta principalmente dai Comuni di Sennori e Sorso e da sempre, rappresenta una delle zone storiche del Cannonau.
Oggi con i suoi 820 ettari la Romangia dispone da sola del 3% circa del parco vigneto Sardegna, che ammonta in totale a circa 26.000 ettari circa (fonte dati Argea del 2006). Sorso – Sennori sono al secondo posto in Sardegna per ettari vitati ed al quarto posto per la coltivazione del Cannonau.

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E’ indubbiamente la zona vitivinicola sarda meno conosciuta fuori dai confini sardi a causa della poca fortuna avuta dalla Cantina Sociale di Sorso – Sennori nata nel lontano 1955 ma chiusa negli anni novanta. Mentre le altre Cantine Sociali sarde, riuscivano costantemente ad imbottigliare buoni vini ed a commercializzarli in Italia ed all’estero, promozionando in questo modo il proprio Terroir, la Cantina Sociale di Sorso – Sennori nonostante imbottigliasse vini divenuti celebri negli anni sessanta, ha dovuto abbandonare l’attività produttiva per mancanza di “materia prima”.

Il motivo è paradossale ed è ancora attuale: in Romangia sono presenti centinaia di piccoli produttori di uva e di vino. I primi vendono ancora oggi l’uva a vinificatori sardi ed anche italiani. I secondi, vinificano ottimi vini che vendono sfusi entro sei mesi dalla vendemmia. Venditori di uva e di vino hanno ragionevoli ed immediati guadagni e non sentono la necessità di costituirsi in cooperativa. Il vino venduto sfuso però non varca i confini provinciali.

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Un pò di storia

In Romangia il vino si crea da oltre 3.000 anni. Numerosi reperti sono stati rivenuti in Romangia, presso la Domus de Janas di Abelazu, come il Vaso in terracotta da Vino (Facies Abealzu, Eneolitico) datato prima metà del III millennio a.c. (2.500 A.C., cioè 2000 anni prima della civiltà romana, etrusca, fenicia e greca). Sono stati rinvenuti altri recipienti, dei veri “decanter” (l’Askos ) in ceramica rinvenuti presso il Monte Cao tra Sorso – Sennori, datati 900 a.c. (Tutti questi vasi da vino sono conservati presso il Museo A. Sanna di Sassari).

Lo Studioso Villedieu (Villedieu 1984, pp.173-178), scriveva che in epoca Romana il più importante porto della Sardegna era Turris Libissonis l’attuale Porto Torres (ancora oggi è visitabile la città Romana ben conservata). La Sardegna era fonte pregiata per l’Impero non solo di grano ma anche di Olio e Vino (sono numerosi i reperti rinvenuti nell’area della Romangia di Anfore Orientali e Romane per il trasporto di vino). In epoca romana la zona vitivinicola più prestigiosa era certamente la Romangia assieme a Cagliari.

Nel 1746 un’ampia relazione storico – geografica redatta dall’intendente generale del Regno Francesco Giuseppe de la Perrière conte di Viry, dava una particolareggiata descrizione della Sardegna rurale. Narrava: “[...] i territori in cui la viticoltura faceva registrare una presenza più compatta erano concentrati in tre aree geografiche principali: l’entroterra di Cagliari (Pirri, Quartucciu e Quartu, Assemini, Sestu, Sinnai e Maracalagonis), le regioni collinari dell’Ogliastra (Barisardo, Baunei, Ierzu, Oliena) e la parte nord occidentale della Sardegna (Romangia, sassarese e nei dintorni di Alghero, Bosa)”.

Lo scrittore italiano Giuseppe Dessì scriveva:”[..] il Girò, il Moscato del Campidano, la Malvasia di Bosa, il Vermentino di Tempio, il Nasco, la Monica, l’Oliena, il Torbato d’Alghero, il Moscato di Luras, il Cannonau di Sorso (<>)” (Dessì 1987, p.67).

Una divertente curiosità.

Mariano I De Thori, (Re Sardo del nella metà del XI secolo – in un passo della Cronaca Logudorese nota come Liber Iudicum turritanorum vi è l’esplicito riferimento alla passione che aveva, per il prezioso nettare, tanto da costringere la madre a ricorrere a sortilegi pur di distoglierlo dal bere il vino. Mariano, guarito dal vizio, si ammalò nondimeno, secondo quanto tramandato dalla stessa fonte, per l’acqua (infetta) bevuta in eccesso (Orunesu, Puxeddu 1993, pp. 32-35).

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Il Paesaggio

Ricco di ruderi nuragici, romani, medievali, giudicali ed aragonesi. In aggiunta all’agricoltura, la viticoltura e l’allevamento, la sua economia si basa su una raffinata attività artigianale.
Sennori siede sulla pendice di una collina, dove sono forti le raffiche di maestrale e dalla quale si estende la vista sul golfo turritano; S’intravedono le maremme della Nurra, le coste dell’Asinara e persino della Corsica. Le vallate di cui è ricco il territorio, si estendono pittoresche e tra esse le più notevoli sono Badde (valle) Priedu, Sutis, Nigolosu e Terràculas. Sennori si apre ad anfiteatro su campagne floride in cui s’infittiscono oliveti, frutteti e vigne fino alla vasta pianura ricchissima di testimonianze degli insediamenti umani più lontani nel tempo.
I dintorni di Sennori sono avvolti nella macchia mediterranea, principalmente caratterizzata da arbusti o piccoli alberi sempreverdi e sclerofilli (a foglie coriacee). La vegetazione è solitamente resa densa e compatta dall’intreccio di numerose piante rampicanti. Tra le piante arboree presenti sono da ricordare il carrubo, l’oleastro e l’alloro. Tra le specie arbustive si citano il mirto, il lentisco, la fillirea, il corbezzolo, l’alaterno, ed il pungitopo.
Il paesaggio accoglie: la Domus de Janas del Beneficio Parrocchiale, il Nuraghe di Badde Margherita, il Nuraghe di Badde Puttu, la Tomba dei Giganti di Badde Nigolosu. Ancora, la Chiesa di San Basilio Magno, la Chiesa di Santa Croce, la Chiesa di Santa Lucia, la Chiesa di San Giovanni.

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Vignaioli Naturali in Sardegna.